lunedì 30 giugno 2008

Sorella di tanti. Ricordo di Fabrizia Ramondino

di Goffredo Fofi
da Lo Straniero
Il 26 giugno scorso è morta nel mare di Formia, colpita improvvisamente da ictus, all’età di 72 anni la nostra amica e collaboratrice Fabrizia Ramondino. A giudicare la sua opera letteraria, composta di romanzi e preferibilmente di racconti e divagazioni ai limiti dell’autobiografia e dell’inchiesta, o più semplicemente del resoconto fortemente poetico di “cose viste” e ragionate nel corso di una vita ben spesa, saranno in futuro molti, perché nel quadro della letteratura italiana degli ultimi decenni il nome di Fabrizia è centrale, per originalità e per profondità. Ma, come sappiamo tutti molto bene, il chiasso mediatico premia anzitutto chi vuol farsene premiare ed esclude anzitutto chi vuol farsene escludere… e certamente Fabrizia non amava il chiasso mediatico. Ciò nonostante, aveva molti affezionatissimi lettori e lettrici, e nessuno che abbia mai letto una sua pagina potrebbe mettere in discussione l’originalità e la bellezza della sua prosa. Fabrizia era un’irregolare, ma nel modo in cui lo sono state le più grandi delle nostre scrittrici, Elsa Morante e Anna Maria Ortese, entrambe frequentate e amate da Fabrizia. Fui proprio io, se ben ricordo, a introdurla alla conoscenza personale di Elsa, ma fu lei a insistere con me, al tempo di “Linea d’ombra”, perché si rileggesse e prendesse in considerazione l’opera di Anna Maria, con la quale era in corrispondenza da tempo. Erano loro le sue principali maestre in fatto di letteratura, anche se la sua cultura era vastissima e aveva saputo approfittare dei suoi vagabondaggi biografici, tra la Spagna dell’infanzia (in tempo di guerra: il padre era un diplomatico) e la Germania della prima gioventù (tra Machado e Rilke, potremmo dire), ed era anche una profonda conoscitrice di cultura francese e anglo-americana. Ma Morante e Ortese erano ben vive e con loro si poteva discutere e confrontarsi direttamente, non solo con la loro opera.
Ognuno ha molti maestri, ma alcuni sono più importanti di altri. Senza considerare che una scrittrice, in Italia, può trovare numericamente meno modelli tra le scrittrici di quanti non possa trovarne tra gli scrittori. Fabrizia non era peraltro semplicemente “una scrittrice”, e una grande scrittrice, è stata anche un’educatrice (e noi di “Lo straniero” ci gloriamo di aver ripubblicato ancora recentemente il suo bellissimo testo sulla storia dell’Associazione risveglio Napoli o Arn, “L’isola dei bambini”, esemplare per la fusione, in lei naturale e immediata, tra testimonianza e letteratura, anzi poesia). Ed è stata una militante che, per esempio nel ’68, ha fondato e animato a Napoli uno dei gruppi più intellettuali e aperti, e quindi meno leninisti e più perdenti, il Centro di coordinamento campano, con il torinese Giovanni Mottura, venuto da Danilo Dolci e dai “Quaderni Rossi”, e con il calabrese Enrico Pugliese, venuto dall’Università di Portici e dall’insegnamento di Manlio Rossi-Doria. Diversamente da loro o molto più di loro, Fabrizia era anche una “populista”, una parola che non sempre è stata un insulto, quando un popolo con cui e per cui operare esisteva, ed era pieno di vitalità e di speranza. La sua matrice politica era in definitiva quella del socialismo più anarchico, e dell’anarchismo ella fu sempre attentissima studiosa e cultrice, tanto dei classici che delle figure contemporanee più rappresentative, che conobbe e frequentò da vicino, da Borghi a Capitini, da Cesare Zaccaria (che succedette a Errico Malatesta nella direzione di “Volontà” e che di Malatesta curò le opere, e fu però anche vicino ai gruppi dei Cemea e al Movimento di cooperazione educativa) a Carlo Doglio. Sul versante socialista, una sua importante maestra fu certamente Vera Lombardi, che è stata tra le più instancabili organizzatrici di gruppi di iniziativa politica e pedagogica nei quartieri di Napoli e che fu l’anima dell’Arn.
Si sarà capito che Fabrizia non era un personaggio facilmente classificabile, né sul versante politico né sul versante letterario, e che nel suo anarchismo confluivano tantissime acquisizioni dirette, di esperienza vissuta, e tantissime letture. Ma era proprio questo il suo fascino, in una diversità spesso sofferta e nevrotica quasi per obbligo – non nascondeva la sua “malattia”, l’alcol, dalla quale sapeva rapidissimamente risollevarsi ma nella quale altrettanto rapidamente poteva ricadere – e in una capacità straordinaria di mai arrendersi, di sempre ricominciare, e di essere estremamente attenta, pur nel suo disordine, ai grandi e ai piccoli mutamenti del mondo e delle persone, dalla parte degli oppressi. Ha scritto libri bellissimi su Napoli, il più incerto, ma non il meno affascinante dei quali è il romanzo sulla generazione del ’68 “Un giorno e mezzo”. Fui io a portare alla Feltrinelli la sua inchiesta sui disoccupati, che venne molto prima, e che è il suo primo libro, e quando Laura Gonsalez, sua e mia grande amica, mi mostrò i primi capitoli di “Althénopis”, la sua prima opera narrativa (una Napoli vecchia e anzi antica e non “neapolis” città nuova) le mie reazioni furono complicate: da un lato, di irritazione perché si era messa a far letteratura invece che dedicarsi all’inchiesta e alla politica; e dall’altro di entusiasmo perché scoprivo in Fabrizia una grande scrittrice, una vera scrittrice, in un’epoca in cui il movimento aveva decretato il disinteresse per la letteratura e l’arte, e lasciava loro le energie più fiacche, o ideologiche o secondarie. Ha scritto molti libri assai belli, da allora, come “L’isola riflessa”, o “Passaggio a Trieste”, che è opera di gruppo, e altre opere composite, mai di rigida struttura, sempre nuove e “disponibili”. Eccelleva nel racconto – come in “Storie di patio” o in “In viaggio”. E a parer mio “Il calore” (Nottetempo) e “Arcangelo” (Einaudi) contengono alcuni tra i racconti più belli della nostra letteratura recente, e sono un ritratto formidabile e vario delle mutazioni meridionali del dopo ’68 – antropologiche ed economiche: dalla vecchia “questione meridionale” a una brutta modernità o post-modernità di nuove mafie e nuovi denari, ma su antichi scenarii di malgoverno. “La Via”, il suo ultimo libro, uscito in libreria nel giorno stesso della sua morte, vuole essere un romanzo, ma è in realtà un arazzo formato da tante storie che, come nella letteratura più lontana o nelle narrazioni orali orientali, molti personaggi raccontano a un narratore o si raccontano tra di loro. Riguarda il paese di Acraia, cioè Itri, dove Fabrizia si era trasferita a vivere da molti anni, e la Via è l’Appia, quella di un tempo e quella di oggi. Personaggi che sembrano favolosi e sono perlopiù ben veri, o hanno veri riferimenti, vengono al proscenio per riferire di vitali speranze e conflitti, di esperienze picare e variegate, di rispetto delle memorie e dei morti e di attenzione a un nuovo che sconcerta, in cui i vecchi vizi si sommano a nuovi, e più gravi, perché estranei ormai a un contesto di comunità e di verità.
Fino all’ultimo, Fabrizia Ramondino è stata al centro di una vasta rete di amici, di ogni ceto e di ogni paese. È stata sorella a tanti, e sarà molto difficile per tutti accettare di non averla più tra noi.

martedì 17 giugno 2008

Oplà, riprendiamoci la città!!!

Incontri, musica, teatro, laboratori, arti e artigianato per riappropriarci insieme dello spazio pubblico urbanoPiazze, parchi comunali, sopraelevate, edifici pubblici a altre megaopere hanno spesso una storia comune: milioni di euro spesi per costruirli per poi diventare luoghi di degrado, desolati ricettacoli di divieti. Opere calate dall’alto, che i cittadini non riconoscono come proprie e le istituzioni non riescono a curare come dovrebbero.Con ‘Oplà facciamoci spazio’ del settembre 2007 è nato a Scampia il Comitato Spazio Pubblico, per promuove riflessioni attive sugli spazi pubblici urbani. In questi mesi abbiamo cercato, e trovato, altri compagni di strada, gruppi e singoli che si prendono cura degli spazi ‘non privati’, costruendo campetti di calcio, autogestendo parchi comunali, battagliando perché ex cinema non diventino centri commerciali, vivendo i campi rom come parti della città. Gruppi che hanno iniziato a prendersi cura della città da soli, avendo capito che non si può rimanere con le mani in mano a aspettare che le cose piovano dall’alto. Azioni di comunità portate avanti spesso malgrado assenze o impedimenti delle istituzioni che avrebbero dovuto occuparsene. Davvero pochi invece i casi in cui le amministrazioni locali hanno saputo scoprire e sostenere le forze sociali già attive sul territorio, unica via per invertire la rotta della città in deriva.‘Oplà, riprendiamoci la città’ di giugno 2008, vede per la prima volta le reti sociali di diversi quartieri della città organizzare insieme un mese di azioni sullo spazio pubblico urbano, dando vita al Coordinamento Cittadino per gli Spazi Pubblici. L’invito è ancora una volta a tutti (al potere arroccato nel palazzo per paura di perdere la poltrona, a chi ha paura del rione a fianco, all’associazione che ha paura che altre associazioni gli invadano il territorio, al napoletano che ha paura che il rom gli rubi il bambino…) ad uscire dai fortini sempre più blindati costruiti dalla società securitaria.
Le giornate che proponiamo sono un giro nella città per condividere:
- un prima raccolta di documenti di inchiesta sugli spazi pubblici napoletani, da cui partire per discutere di strategie comuni, nell’assemblea cittadina convocata a Ponticelli presso la sede Progetto Catrin – Centro di documentazione Via Purgatorio
- un assaggio di quanto gruppi e reti territoriali fanno giorno per giorno, portando in strada musica, videoproiezioni, balli, burattini, teatro, gare culinarie, assemblee e altri momenti simbolici autorganizzati, come spiragli di possibilità rispetto a ciò che i luoghi abbandonati della città potrebbero diventare;
- denuncia di (ir)responsabilità delle istituzioni, per quanto compete solo all’amministrazione
- un ‘corridoio’ tra quartieri, dove attivisti e singoli cittadini (italiani, rom e stranieri) si incontrino e conoscano pratiche e territori altri.‘
Oplà' è organizzata dal Coordinamento Cittadino per lo spazio Pubblico formato da :
Comitato Spazio Pubblico Scampia (http://www.comitatospaziopubblico.blogspot.com/)
Rete Social Fest di Ponticelli (http://www.arcimovie.it/)
Rete della Sanità (http://quartieresanita.blogspot.com/) - sito http://nuke.rionesanita.org/
Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri e Damm - Montesanto
(http://www.parcosocialeventaglieri.it/)

martedì 6 maggio 2008

Incontri di formazione


Hamelin
e la pedagogia delle storie

12-13 maggio 2008, Napoli




Davvero le storie salvano la vita?

L’Associazione culturale Hamelin, fondata nel 1996 da un gruppo di studiosi di “letteratura per l’infanzia”, ne è convinta: immergersi in un mondo di narrazioni è fondamentale non solo per vivere esperienze diverse e immaginarie, ma per costruire con le finzioni la storia più importante di tutte, la nostra vita.
La prima e più immediata delle finalità di Hamelin è quella di divulgare e far conoscere la letteratura per l’infanzia contemporanea, evidenziandone le linee di continuità e le inequivocabili novità rispetto al patrimonio dei classici. La seconda è quella di inserirla nell’insieme di testi letterari, filmici, iconografici, musicali che popolano l’immaginario contemporaneo. L’obiettivo dei laboratori che da anni l’associazione conduce nelle scuole non è solo quello di promuovere la lettura, ma di creare isole di comunicazione intensa e libera e di impastare le storie raccontate con le esperienze e l’immaginario dei ragazzi, così da svelare loro come le storie possano essere utilizzate anche per simbolizzare le proprie ansie, i propri sogni, le proprie paure. Il “pedagogista delle storie” non è uno psicologo, non è suo compito far emergere ansie e conflitti attraverso le trame che racconta, ma mostrare come ad ansie e conflitti sia possibile dare forma se si dispone di un repertorio di simboli e metafore che li rappresentino.
Oltre al lavoro diretto con bambini e ragazzi, Hamelin organizza mostre didattiche e incontri di formazione per insegnanti e bibliotecari sulla letteratura per ragazzi, fumetto e illustrazione. Il lavoro sul campo trova poi uno spazio di rielaborazione teorica in alcune pubblicazioni di taglio critico e pedagogico: le guide bibliografi che tematiche (su: giallo, avventura, fantastico, educazione sentimentale, noir…), la rivista quadrimestrale “Hamelin. Storie, figure, pedagogia” e, edito da pochi mesi, “Contare le stelle”, una rassegna panoramica e critica dei titoli, delle politiche editoriali e di alcuni dei temi più importanti degli ultimi 20 anni di letteratura per ragazzi.

domenica 4 maggio 2008

Programma Hamelin e la pedagogia delle storie

lunedì 12 maggio 2008, ore 17.00
Teatro Mercadante, Piazza Municipio 1
Contare le stelle
Vent’anni di letteratura per ragazzi
Presentazione del libro Intervengono: Giordana Piccinini, Emilio Varrà e Goffredo Fofi . Modera: Donatella Trotta.

martedì 13 maggio 2008, ore 10.00
Centro Hurtado, Viale della Resistenza, Scampia
La linea rossa del coraggio
Laboratorio di pedagogia della lettura con i ragazzi e le ragazze del liceo Elsa Morante (è necessaria la prenotazione).

martedì 13 maggio 2008, ore 16.00
Enrico de Nicola, 46 (adiacente Porta Capuana)
La pedagogia delle storie
Incontro con insegnanti, educatori e operatori.

Per informazioni:
Tel. 334. 347 0823
mammut.napoli@gmail.com

mercoledì 30 aprile 2008

Incontri da non perdere....

Sabato 3 Maggio 2008



Asunen Romalen
Sentiteci gente

Auditorium di Scampia Viale della Resistenza, Napoli

Insieme per riflettere, progettare, costruire Rom e non rom si incontrano per definire modalità e forme di partecipazione politica e sociale sul fare collettivo.


Programma Ore 15.30

Incontro pubblico “Come possono gruppi con specificità diverse costruire strategie di azione comune, con coerenza e chiarezza di metodo, di obiettivi e di senso?”. Intervengono: Nazzareno Guarnieri (Abruzzo), Demir Mustafà (Toscana), il gruppo Asunen Romalen (Scampia).

Ore 19.00

Incursioni teatrali “Drom” per la prima volta su un palco rom giovani e non di Scampia provano a raccontarsi attraverso il teatro. Regia di: Smavovic Niad (Nino) “La leggenda di S. Giorgio” con Rosario Esposito La Rossa, Tonino Stornaiuolo, Francesca De Siervo, Imma Nunziata, Mena Esposito La Rossa, Lena Stornaiuolo, Salvatore De Siervo, Antonio Esposito La Rossa, Simone Sacchettino.

A seguire cena della convivialità

Ore 21.30
Contaminazioni musicali Orchestra rom “la Banda di Dusko” e i gruppi rap/hip-hop Rocaluce e Arancia Meccanica. Incursioni sonore della Malamurga - Roma, in questi giorni a Scampia per realizzare laboratori di danza e musica con i giovani della città. Organizzazione: Comitato spazio pubblico In collaborazione con: Comitato cittadino pro Rom di Napoli, Osservazione, Punta Corsara

Si ringraziano: Maurizio Braucci, Maurizio Lupinelli, Andrea Saggiomo, Anna Tranchini, Comitato Rom e Sinti insieme, 8° Municipalità dl Comune di Napoli, Mario Farina “Casti”, Ass. Visione Globale, Cooperativa l’Uomo e il Legno, Romsinti@politica, Amalipè romanò, Donne in nero, Casa Arcobaleno.

Per info e contatti: Gruppo Asunen romalen / chi rom e…chi no, tel. 3476856515 / 3382973937

lunedì 28 aprile 2008

Giornata di formazione: il compostaggio scolastico


28 aprile ore 16.30
"il compostaggio a scuola"
Incontro con Sergio Loi

Cooperativa Lo cunto de li cunti (Mensa dei bambini proletari) Vico Cappuccinelle a Tarsia 13

Uno dei temi che abbiamo sperimentato essere più efficace per l’apprendimento delle questioni ecologiche è quello che guarda al rifiuto a partire dalla sua componente organica. Se da una parte essa rappresenta una percentuale cospicua dei nostri scarti (circa il 30-35%) – e pertanto trasformandola si contribuisce in maniera consistente alla loro riduzione e al loro smaltimento – dall’altra permette di osservare realmente, anche in una situazione “da laboratorio”, i cicli della natura, sperimentando la sua trasformazione e il suo riutilizzo immediato anche nel giardino o nel terrazzo della scuola. Un aspetto centrale e che vogliamo sottolineare riguarda il metodo: con i bambini non parliamo di riciclaggio bensì sperimentiamo insieme a loro un percorso fatto di gesti semplici e “divertenti” come scendere nel cortile, raccogliere le foglie secche e gli scarti organici della refezione, che acquistano tutto il loro valore formativo se gli adulti che li accompagnano sapranno aiutarli a completare il percorso: se i bambini vedranno il concime, le aiuole fiorite, gli ortaggi maturi, intuendo la connessione che lega il tutto (e noi al tutto!) non matureranno automaticamente più amore per il pianeta, ma probabilmente una coscienza più desta, sensibile e attenta all’ambiente che abitano.


costruzione della compostiera










La prossima compostiera sarà costruita nel campo rom di via cupa perillo.....

vi aspettiamo venerdì 27 giugno!!! Per ulteriori informazioni:

consulta il programma di "Oplà riprendiamoci la citta!!!"

giovedì 24 aprile 2008

Educazione ed ecologia: analisi, critiche e proposte di azione comune

In un momento così grave di sofferenza del pianeta per gli squilibri ambientali causati dalla mano dell’uomo e dal suo rapace approccio alle risorse naturali, riteniamo fondamentale e non più rinviabile riflettere e intervenire su questi temi anche dalla prospettiva dell’educazione e dei bambini.
Tali squilibri, presenti in proporzione diversa su tutto il pianeta, stanno mostrando nel territorio campano tutta la loro lacerante e brutale evidenza. Anche per gravi responsabilità degli amministratori pubblici. Ci sembra pertanto necessario essere presenti per confrontarsi, supportarsi e coordinarsi anche al fine di controllare che l’operato pubblico sia appropriato e funzionale all’imbocco di una corretta via per il cambiamento, alla risoluzione dei problemi ambientali, nonché adeguato rispetto al ruolo dell’educazione in questo processo.
La questione dei rifiuti pone tutti noi davanti al nostro ruolo di consumatori, indotti a comprare, buttare e di nuovo acquistare, in un vortice ormai completamente fuori controllo che insieme all’ambiente, distrugge la nostra cultura (quello che ne rimane) e il tessuto sociale. Mai come in questo momento ci siamo sentiti spinti a domandarci il senso di questo ruolo e a metterlo seriamente e profondamente in discussione. A partire da scelte concrete.
Le condizioni in cui versa la Campania, che dell’“emergenza” temiamo abbiano soltanto l’irreversibilità, ci spingono a metterci a lavoro.
In questa ottica riteniamo necessario che coloro che si occupano di educazione, in primis le scuole, si confrontino e collaborino per ragionare insieme sugli approcci corretti da adottare in merito ai temi ecologici, anche in una posizione di presidio e sorveglianza dell’intervento pubblico.
Una prospettiva completa implica che il ruolo della scuola e dell’educazione non siano avulsi (e magari contraddetti) dalle politiche cittadine e regionali su questi temi: lavorare seriamente sulle questioni dell’ambiente e dell’ecologia (che forse si riduce a fare seriamente educazione) significa oggi essere costantemente contraddetti dalla politica, dall’economia, dalle istituzioni e, inutile negarlo, dalla società civile. Ogni serio progetto di educazione ambientale necessita pertanto di essere completato da un sistema di intervento pubblico funzionante. A cominciare dall’avvio di un piano integrato dei rifiuti che, partendo dalla riduzione e passando per il riciclo e la bonifica dei terreni inquinati, offra risposte efficaci a così gravi questioni ambientali.
L’educazione e il piano di recupero e smaltimento dei rifiuti sono due aspetti complementari, ma diversi. E da soggetti diversi devono essere assolti. Una cosa è che le scuole possiedano i cassonetti per la raccolta della plastica e della carta – a cui necessariamente aggiungere quelli per il vetro, l’alluminio, le pile, i toner delle stampanti, ecc – che il soggetto preposto provvederà a ritirare e stoccare: e questo occorre pretenderlo. Altra cosa è elaborare e “agire” con i bambini e i ragazzi una reale cultura ecologica. Riteniamo entrambe le cose ugualmente necessarie.
La nostra proposta è di:

- creare un più stringente confronto e coordinamento di quanti vogliono ragionare, formarsi e interrogarsi sul tema dell’ecologia, in particolare da una prospettiva pedagogica;
- animare iniziative e creare occasioni di incontro in merito ai temi e ai metodi dell’educazione ecologica;
- costituire un’area che, a partire da queste prospettive, sia capace di confrontarsi, vigilare e, se necessario, opporsi all’intervento dell’amministrazione pubblica.

A questo proposito la piccola proposta di formazione sul compostaggio scolastico che intendiamo organizzare vuole essere metafora e insieme porta d’accesso per interrogativi più vasti, complessi e universali che intenderemo porci in merito al fragile filo che unisce la nostra specie, i prodotti del suo spirito e l’ambiente che abita.


Lunedì 28 aprile ore 16.30
Cooperativa Lo cunto de li cunti (Mensa dei bambini proletari)
Vico Cappuccinelle a Tarsia 13
Il compostaggio a Scuola
Incontro Sergio Loi



Per informazioni: associazione.risveglio.napoli@gmail.com 3343470823- 3385021673 mensa dei bambini proletari tel. 081/5496867;