giovedì 24 aprile 2008

Educazione ed ecologia: analisi, critiche e proposte di azione comune

In un momento così grave di sofferenza del pianeta per gli squilibri ambientali causati dalla mano dell’uomo e dal suo rapace approccio alle risorse naturali, riteniamo fondamentale e non più rinviabile riflettere e intervenire su questi temi anche dalla prospettiva dell’educazione e dei bambini.
Tali squilibri, presenti in proporzione diversa su tutto il pianeta, stanno mostrando nel territorio campano tutta la loro lacerante e brutale evidenza. Anche per gravi responsabilità degli amministratori pubblici. Ci sembra pertanto necessario essere presenti per confrontarsi, supportarsi e coordinarsi anche al fine di controllare che l’operato pubblico sia appropriato e funzionale all’imbocco di una corretta via per il cambiamento, alla risoluzione dei problemi ambientali, nonché adeguato rispetto al ruolo dell’educazione in questo processo.
La questione dei rifiuti pone tutti noi davanti al nostro ruolo di consumatori, indotti a comprare, buttare e di nuovo acquistare, in un vortice ormai completamente fuori controllo che insieme all’ambiente, distrugge la nostra cultura (quello che ne rimane) e il tessuto sociale. Mai come in questo momento ci siamo sentiti spinti a domandarci il senso di questo ruolo e a metterlo seriamente e profondamente in discussione. A partire da scelte concrete.
Le condizioni in cui versa la Campania, che dell’“emergenza” temiamo abbiano soltanto l’irreversibilità, ci spingono a metterci a lavoro.
In questa ottica riteniamo necessario che coloro che si occupano di educazione, in primis le scuole, si confrontino e collaborino per ragionare insieme sugli approcci corretti da adottare in merito ai temi ecologici, anche in una posizione di presidio e sorveglianza dell’intervento pubblico.
Una prospettiva completa implica che il ruolo della scuola e dell’educazione non siano avulsi (e magari contraddetti) dalle politiche cittadine e regionali su questi temi: lavorare seriamente sulle questioni dell’ambiente e dell’ecologia (che forse si riduce a fare seriamente educazione) significa oggi essere costantemente contraddetti dalla politica, dall’economia, dalle istituzioni e, inutile negarlo, dalla società civile. Ogni serio progetto di educazione ambientale necessita pertanto di essere completato da un sistema di intervento pubblico funzionante. A cominciare dall’avvio di un piano integrato dei rifiuti che, partendo dalla riduzione e passando per il riciclo e la bonifica dei terreni inquinati, offra risposte efficaci a così gravi questioni ambientali.
L’educazione e il piano di recupero e smaltimento dei rifiuti sono due aspetti complementari, ma diversi. E da soggetti diversi devono essere assolti. Una cosa è che le scuole possiedano i cassonetti per la raccolta della plastica e della carta – a cui necessariamente aggiungere quelli per il vetro, l’alluminio, le pile, i toner delle stampanti, ecc – che il soggetto preposto provvederà a ritirare e stoccare: e questo occorre pretenderlo. Altra cosa è elaborare e “agire” con i bambini e i ragazzi una reale cultura ecologica. Riteniamo entrambe le cose ugualmente necessarie.
La nostra proposta è di:

- creare un più stringente confronto e coordinamento di quanti vogliono ragionare, formarsi e interrogarsi sul tema dell’ecologia, in particolare da una prospettiva pedagogica;
- animare iniziative e creare occasioni di incontro in merito ai temi e ai metodi dell’educazione ecologica;
- costituire un’area che, a partire da queste prospettive, sia capace di confrontarsi, vigilare e, se necessario, opporsi all’intervento dell’amministrazione pubblica.

A questo proposito la piccola proposta di formazione sul compostaggio scolastico che intendiamo organizzare vuole essere metafora e insieme porta d’accesso per interrogativi più vasti, complessi e universali che intenderemo porci in merito al fragile filo che unisce la nostra specie, i prodotti del suo spirito e l’ambiente che abita.


Lunedì 28 aprile ore 16.30
Cooperativa Lo cunto de li cunti (Mensa dei bambini proletari)
Vico Cappuccinelle a Tarsia 13
Il compostaggio a Scuola
Incontro Sergio Loi



Per informazioni: associazione.risveglio.napoli@gmail.com 3343470823- 3385021673 mensa dei bambini proletari tel. 081/5496867;

mercoledì 13 febbraio 2008

15/16-02-08 Adolescenti e città

l'ARN e il centro territoriale mammut vi invitano a partecipare al workshop :"Adolescenti e città - mappe di ricerca, tentativi di intervento" che si terrà nei giorni 15 e 16 febbraio 2008.
Raramente si è parlato così tanto di adolescenti e al contempo si è detto così poco su di loro, sulle città in cui vivono, su come la città, intesa come spazio fisico, culturale e come immaginario condiviso, influenzi crescita, relazioni e possibilità di vita dei ragazzi.
Tutta una “letteratura” quotidiana fatta di titoli di giornali, volantini di convegni, temi di corsi di formazione creano un raffinato sistema di rifrazione che convince tutti, operatori e comuni cittadini, di saperne abbastanza, di conoscere la “questione” nei suoi aspetti più importanti. E gran parte degli interventi e delle pratiche — preventive e securitarie — rivolte agli adolescenti prendono forma da questo friabile immaginario.Non è nostra intenzione aggiungere nuove analisi sulla condizione degli adolescenti che, come spesso capita, dicono di più su chi le formula che sull’oggetto del discorso. Ci interessa piuttosto condividere, alla luce di un tentativo in atto, il progetto Corridoio, questioni aperte, nodi irrisolti del fare pedagogico, ricomponendoli in un quadro che disegni il tentativo di una ricerca comune.
Programma

Venerdì 15 febbraio
Sala multimediale del Consiglio ComunaleVia Verdi 35 (adiacente Piazza Municipio)

Mappe di ricerca ore 9.30

Il progetto Corridoio. Una ricerca in corso - Introduzione a cura di Luigi Monti - Educatore

Vorrei vedere i miei occhi. Autorappresentazione dell’adolescenza - Stefano Laffi - Sociologo Agenzia Codici di Milano

Te ne stai alla finestra. Dentro e fuori la scuola - Federica Lucchesini - Insegnante presso la S.M.S Carlo Levi di Scampia

Droghe e nuove sostanze - Stefano Vecchio - Psicologo

Lavoro per gli adolescenti, lavoro con gli adolescenti - Salvatore Pirozzi - Ricercatore

modera Maurizio Braucci - Scrittore

Tentativi di intervento ore 15

Chi rom… e chi no, Chance, Inercultura, Damm, Mammut e altri operatori che lavorano a Napoli con gli adolescenti condivideranno analisi e modelli di intervento mettendo a fuoco, attraverso un lavoro per gruppi, alcune delle questioni pedagogiche più urgenti e importanti.
Sabato 16 febbraioEx lanificioPiazza Enrico de Nicola, 46 (adiacente Porta Capuana)

Sabato 16 febbraio
Ex lanificioPiazza Enrico de Nicola, 46 (adiacente Porta Capuana)

Approfondimento ore 9.30

Writing, graffitismo, linguaggi urbani, baricentro dei primi viaggi del progetto Corridoio: tra espressività e manipolazione.
Per iscriversi inviare una mail con i propri dati a info@mammutnapoli.org

giovedì 15 novembre 2007

Miti e riti in pedagogia

Workshop 15 novembre 2007
Relazione di Adalinda Gasparini

TEOGONIA NASCITA DEGLI DEI DELLE PAROLE DEL MONDO

DISEGNI DI BAMBINI CHE HANNO ASCOLTATO LE STORIE DELLA TEOGONIA

giovedì 5 luglio 2007

Associazione risveglio Napoli

Negli anni ’60 l’ARN - Associazione Risveglio Napoli - si occupò soprattutto della condizione dell’infanzia, drammatica in vaste parti di città. L’esistenza dei bambini e delle bambine napoletane oggi è certamente mutata, non più condizionata dalla miseria quanto piuttosto, nei bambini iperprotetti delle classi più abbienti, dal privilegio inutile, e nelle classi meno abbienti, proletarie o marginali, dall’isteria prodotta da un certo livello di consumo che cerca di compensare la perdita dell’identità culturale.
Ben lontana dall’essere diventata ‘la città dei bambini e delle bambine’ che Bassolino ci aveva promesso tempo fa, Napoli, come ogni altra città del mondo, è oggi abitata da bambini consumati (quelli di cui ci serve come manodopera, soldati, oggetti sessuali) e bambini consumatori (leva per l’economia del superfluo).
In una città in cui la politica si è ridotta a lotta per il potere tra bande schierate l’una contro l’altra e in cui la scuola si è robotizzata perdendo di significato e di qualità, ci pare urgente ripartire da chi più ne soffre nella sua libertà e più ne vede distrutta la propria potenzialità, i bambini e gli adolescenti.
Scopo del gruppo di operatori e ricercatori che oggi danno di nuovo vita all’ARN, è elaborare modi di intervento sulla condizione dell’infanzia con: cicli formativi sulla conoscenza della condizione infantile e su metodi e tecniche pedagogiche rispettose dei bisogni dell’infanzia; la partecipazione a iniziative, discussioni e con quanto d’altro la situazione napoletana e campana ci potrà suggerire come necessità e occasione di approfondimento e di azione, nonché di lotta.

lunedì 2 luglio 2007

Arn finora

Martedì 8 maggio 2007
L'esperienza dell'Associazione Risveglio Napoli negli anni Sessanta e Settanta
L'incontro ha costituito una sorta di passaggio di consegne tra (c’è uno spazio ripetuto, dopo tra Fabrizia Ramondino, Maria Pia Marroni e altri componenti dell'Arn degli anni '60, con gli operatori sociali, i maestri, gli scrittori… dell'Arn del 2000. Il racconto del lavoro sociale svolto in una città in miseria, distrutta dalla guerra e da secoli di mal governo, piena però di voglia di riscossa e possibilità di ripresa, si è intrecciato con analisi e propositi della Napoli di oggi. Segnata dalla miseria morale e organizzativa, la sfida che Napoli pone ai nuovi operatori è costituita da quel misto di problemi e possibilità propri di una metropoli in cui convivono estremo sottosviluppo e modernità avveniristica. Anello di congiunzione tra le due Arn, la volontà di un lavoro politico a partire dai bambini, attraverso visioni e motodi propri della pedagogia attiva e cooperativa.

Lunedì 14 maggio 2007
L'epoca delle passioni tristi
Ispirato all'omonimo libro, l'incontro con lo psichiatra e attivista sociale Miguel Benasayag e con Angèlique Del Rey, è stato una prima riflessione sul senso e sui presupposi di pratiche sociali moderne e radicali. Nel dialogo che i due relatori hanno intrattenuto con la platea, si è riflettuto sulla necessità di ritrovare sensi e significati per parole come 'potere', 'autorità' 'militanza'. Mettendo in evidenza quanto sia funzionale al potere per il mantenimento dello status quo che volontari e anime belle si dedichino unicamente a buone pratiche, evitando riflessioni e analisi a tutto campo su ingiustizie e utopie sociali, Benasayag ha stimolato una riflessione sulle vie di uscita dalle dicotomie tra l'idealità delle parole altisonanti con cui vengano infarciti i propositi rivoluzionari e la realtà di vite nichiliste e funzionali alla società disciplinare.

Il metodo Montessori
Introdotti dai ragionamenti della mattina, la riflessione sulla possibilità di nuove pratiche sociali e pedagogiche è proseguita con la presentazione del libro di Grazia Honegger Fresco "Maria Montessori. Una storia attuale" (ed. Ancora del Mediterraneo).
Grazia Fresco ha dedicato la sua vita alla realizzazione di un progetto pedagogico davvero rinnovato, facendosi fondatrice e animatrice di esperienze educative importanti in molte regioni italiane. Durante l'incontro ha svolto la sua analisi a partire dall'atrocità della moderna medicalizzazione della gravidanza (dove aspettare un bambino sembra quasi sinonimo di avere una malattia) per arrivare a proposte per scuola dell'infanzia, elementare e media, iniziando con l'abolizione di voti e giudizi scolastici per far cessare quella perversione di pavloviana memoria che è il sistema di premi e castighi su cui ancora oggi si regge l'istruzione pubblica e privata in Italia.


Sabato 7 Luglio 2007
"Pinocchio e Alice, prigione e libertà dell'infanzia"
di Stefano Benni
Difficile dire cose nuove su due libri su cui si è discusso tanto. Tra gli altri Chesterton, Eliot, Barthes e John Lennon nel caso di “Alice”, Manganelli, Calvino, Ginzburg, Jervis, Fruttero e Lucentini per “Pinocchio”.Cercherò di dire le mie impressioni su due libri che amo, ho amato da ragazzo ma forse amo ora diversamente. Sono libri, si potrebbe dire, che si attraggono e si respingono tra di loro, in parte diversi in parte complementari, sono ambigui, non facilmente definibili come tutti i libri che noi diciamo scritti per bambini e che poi sono letti, spiegati a forza ai bambini e commentati da adulti.Cercherò di unirli in un tratto. Sono libri scritti da adulti che ricordano, rimpiangono, rivisitano il dolore e la gioia della loro infanzia. Scritti per bambini e per adulti ma soprattutto per il mondo interiore, senza età, dei loro autori.Veniamo agli autori, ai due Carlo. Lewis Carroll, ovverosia Charles Dodgson, nasce nel 1832, scrive “Alice” circa a trent’anni.Collodi, ossia Carlo Lorenzini, nasce nel 1826 e scrive “Pinocchio” sui cinquant’anni.Tutti e due hanno un’infanzia segnata da periodi di libertà e da altri di studio rigido e oppressivo. Carroll nasce in una famiglia ultravittoriana e religiosissima, il padre è parroco. Ma il giovane Charles vive un’infanzia felice in una fattoria del Cheshire fino a 11 anni, poi inizia un severo periodo scolastico che lui ricorda senza simpatia: alla public school di Rugby e poi a Oxford. Questi studi lo portano verso la matematica, che insegnerà, e al ruolo religioso di diacono.Lorenzini è di famiglia povera, padre cuoco e uno zio pittore, artista, un’infanzia tormentata segnata da molti lutti e periodi di miseria. Studia in seminario dagli scolopi, e dopo varie vicissitudini (combatte anche a Montanara) sceglie il giornalismo.Una aristocratica e tranquilla Oxford per Carroll, e una giovinezza povera in un’inquieta Toscana per Collodi. Due mondi abbastanza diversi.Basterebbe confrontare la scena del tè del cappellaio matto e la pentola disegnata sul muro della casa di Geppetto, il sogno contadino di abbondanza.Per tutti e due gli autori c’è la cataclisi, il momento che li spinge a questo libro.Per l’incolore, ubbidiente, balbuziente Carroll è l’incontro con Alice Liddell e le sue sorelle. La sua infanzia nella fattoria, che lui credeva finita, torna, giocosa e ammaliante, sotto forma di tre ninfe. Ma, per favore, lasciamo stare Nabokov. Basta leggere l’inizio di “Lolita”, che è libro di passione dichiarata e senza limiti, per vedere la differenza. Lasciamo agli psicanalisti le interpretazioni sulla passione di Carroll, quella di fotografare bambine. L’eros in “Alice” è, in chi vuole trovarlo, a disposizione del lettore. Tenniel disegna Alice bruttina, Disney, l’ambiguo malvagio geniale Disney, la farà sexy.Ma Lolita è la rovina di Humbert Humbert, Alice è la salvezza di Carroll.Dopo aver incontrato Alice il grigio serioso reverendo diventa un affabulatore, un narratore brillante, un creatore di nonsense, finalmente gioca, e vicino alla serietà, alla “spoudè” appare la “paideia”.Più difficile è ricostruire l’invenzione di Pinocchio, da quale legno provenga. Lorenzini è stato dipinto come uomo gaudente, mazziniano, polemico, vivace, donnaiolo. Giornalista satirico, con intenti didattici. Traduttore di Perrault. Poi anche lui sembra scoprire un nuovo progetto di scrittura: vuole scrivere per i bambini, ma in modo nuovo. Dapprima scrive un “Pinocchio” a puntate. Per pagare un debito di gioco, sostiene qualcuno. Pinocchio in questa versione muore impiccato, e non in modo sfumato, è una scena violentissima, da libro horror. Poi torna in vita per le proteste dei bambini, e forse per nuovi debiti. La domanda su questi due libri è sempre la stessa. Sono libri per bambini? Sono libri che hanno come eroi due ragazzini. Ma sono ambigui e non semplificati, non pensati per piacere a tutti i bambini.Carroll dedica il libro ad Alice, rendendola subito protagonista. Alcune allusioni del libro sembrano quasi scritte alludendo a un segreto privato, un codice tra lui e le bimbe: alcuni giochi di parole, si è detto, potevano essere capiti solo nella Oxford di quei tempi.Quello che succede in “Alice” non è quello che ci si aspetta da un libro per bambini, “Alice” è un libro complesso e molti bambini lo trovano incomprensibile e irritante (anche tanti adulti…).“Miei piccoli lettori”, dice all’inizio Collodi, come per rassicurare sulle sue intenzioni.Però anche lui cambia le regole e va verso qualcosa di sorprendente. Una fiaba realista in cui il primo nemico di Pinocchio non è un orco ma un carabiniere. Sono i libri di due ex-bambini, di due adulti che ricordano terrori e gioie della loro infanzia, la reinventano, la rimpiangono. Due adulti che sono ancora per metà bambini confusi, delusi, avidi, avventurosi, polimorfi, e per l’altra metà razionali, didattici, morali.Sono libri allegri e pieni di ombre dolorose perché riflettono sulla morte dell’infanzia. La necessaria fine dell’infanzia, che solo se la si racconta può rivivere. Di autori che sanno che il mondo non è fatto per i bambini. Questo è il fascino ambiguo del loro libri, nei quali uno scrittore adulto parla a un bambino e racconta il suo essere bambino ad adulti, oppure uno scrittore bambino si racconta agli adulti. Passiamo alle differenze.Carroll è un matematico pieno di fantasia repressa, di nascosta anarchia. Collodi è un giornalista battagliero cui la cronaca, la quotidianità, non bastano più.Alice è sognatrice. “Let’s pretend”, immaginiamo, facciamo il gioco di sognare insieme è il suo motto.Alice non è soltanto il sogno solitario, è la fantasia condivisa. Ma nel libro non gioca mai con altri bambini, solo con creature del suo sogno.Pinocchio è avventuriero, esploratore. Non pensa molto né sogna, parte e poi ci pensa su. è la fantasia del quotidiano, è la pentola sul muro, è il vagabondare del ragazzo di strada. Lui con gli altri bambini ci fa a botte.Il mondo di Carroll è quello del sogno quindi non è gerarchico, non valgono le misure della realtà. Il professor Carroll, finalmente libero dalla matematica, scatena la dismisura onirica. Alice precipita a rovescio, si allunga e rimpicciolisce. Si è parlato anche per queste visioni di uso dell’oppio e del laudano. La trasgressione di Carroll è rendere Alice scandalosamente imprevedibile e smisurata. Nelle modificazioni del corpo e delle leggi fisiche, ma anche nel sabotaggio del senso che sconvolge le filastrocche, le canzoni, i versi e le conversazioni, perfino le materie scolastiche, dove vicino alla matematica appaiono ”bucato e svenimento nelle resse” . Di tutto si deve dubitare nel sogno. Con Alice, Carroll sogna tutti i giochi che non ha potuto fare o non può più fare. Girotondi, corse caucus, danze con aragoste, quadriglie, battaglie. Il movimento di Alice è cadere, ruotare, danzare, fluttuare nell’acqua, avanzare come scacchi – tutti movimenti onirici. Pinocchio è l’esploratore di un mondo reale, che la sua diversità genetica rende fiabesco. è un burattino senza fili, quindi diverso dagli uomini ma anche dai burattini, un polemico come Collodi. Imprendibile. Il movimento di Pinocchio è correre, scappare, essere inseguito. Battersi, venir divorato e divorare. Il movimento dell’avventura di strada. Alice e Pinocchio hanno ambedue un monologo interiore continuo. Pinocchio ha il grillo come coscienza, ma per tutto il libro dialogano in lui una parte ribelle e una docile. Tutti lo sgridano, ma anche lui si sgrida da solo, pecca e si pente. Non è né buono né cattivo. Anche Alice ha sempre qualcuno che la interroga, che la mette alla prova, che vorrebbe stordirla, in una parodia dell’invadenza pedagogica vittoriana. Incontra ambigui maestri, anche lei non è né buona né cattiva, non compie cattive azioni come Pinocchio, ma assiste a cattive azioni senza muovere un dito. Devono andare verso il loro destino infantile, verso la loro meravigliosa curiosità, affrontando il sadismo degli adulti. Ma non possono andare fino in fondo, essere liberi per sempre. L’infanzia muore. Alice deve dichiarare di aver sognato, deve rientrare nella normalità nel senso. Pinocchio deve diventare bambino, accettare di avere una morale. Le reazioni dei lettori. “Alice” ebbe successo ma qualcuno la giudicò eccessiva, e qualcosa che non sappiamo fece arrabbiare la madre di Alice, interrompendo l’amicizia con Carroll. Poi venne “Dietro lo specchio”, e qui col meccanismo degli scacchi Carroll cercò di imbrigliare, di regolamentare la sua fantasia. Non tanto da darci però episodi terrificanti come il tricheco, o Humpty Dumpty.Di “Pinocchio” parecchi dissero che era un cattivo esempio. Il successo non fu immediato. Venne poco alla volta. Altre differenze. In “Pinocchio” c’è l’ossessione del danaro e del lavoro. Collodi socialista, qualcuno ha detto. La casa di Geppetto è povera, Geppetto scolpisce Pinocchio non per fini artistici, ma per avere un burattino da vendere a un teatro, insomma per fare soldi. Il danaro c’è sempre, nel libro. Per diventare ricco Pinocchio investe, affronta i capitalisti, vende e compra in continuazione, ha l’ossessione del povero per il baratto, per il mercato: poi non vuole lavorare ma dovrà farlo, lavorerà come una bestia. Farà il cane e l’asino, per guadagnarsi il pane.In “Alice” di danaro non se ne parla. Non si lavora mai, si gioca a croquet, si fanno girotondi, si preparano cene, si prende il tè, si duella inutilmente, si mettono in scena processi inutili. Addirittura nella scena del tè i partecipanti sono così pigri che pur di non lavare le tazze cambiano posto a tavola. Il cappellaio non fa cappelli, il carpentiere mangia ostriche, il ghiro dorme. Si canta tantissimo e si danza. Solo quando appaiono le carte della regina, ecco entrare in scena i lavoratori, vessati e minacciati. Caratteristica comune ai due libri è il divoramento.Pinocchio ha una fame smisurata, ce l’ha per tutto il libro. Ce l’ha Mangiafuoco col suo montone, ce l’hanno il gatto e la volpe, ce l’ha il pescecane. è la fame contadina..Alice mastica funghetti, torte, biscottini. Ma in tutto il libro c’è il divoramento come ossessione, come notazione sessuale. Si mangia e si beve sempre, in modo esagerato e minaccioso, con nuvole di pepe e furti di torte. Il tricheco e le ostriche è forse l’episodio in cui il divoramento sessuale è più svelato. Comune è anche l’incontro con gli animali, con le loro pulsioni. In “Alice” c’è uno zoomorfismo fantastico, araldico, librario e quasi sempre ambiguo, è difficile separare natura umana e animale o minerale. In “Pinocchio” c’è uno zoomorfismo da fiaba, però da fuoco nel camino. Animali semplici da cortile. Più umani che altro.Quindi per Alice il dodo, il tricheco mangiaostriche, il liocorno, il grifone, la finta tartaruga, le creature-scacco, il bianconiglio, il bambino maiale, la regina che è una carta da gioco, il bruco zen, il gatto fantasma, e le creature del jabberwocky. E anche un topo e un cerbiatto normali.Per Pinocchio il grillo, il gatto, la volpe, il falco, i medici gufo e civetta, il can barbone in livrea, il buon mastino, il serpente gigante, il pescecane, la lumaca e tanti asini. Il rapporto con gli altri. Alice non incontra altri bambini, Pinocchio sì. Ma soprattutto incontrano adulti. E sono spesso ambigui, mascherati.L’infanzia ricorda i suoi tradimenti, tutti coloro che hanno detto di amarla. I cattivi non sono mai quelli che si presentano come cattivi.In “Pinocchio”: Mangiafuoco è un burbero cuor d’oro. Il cagnaccio mastino è buono. Il serpentone muore dal ridere; il pescecane lo lascia andare. Lucignolo è un bulletto ma in fondo è un amico.Il gatto e la volpe invece si presentano come buoni e sono pestiferi. Sono degli speculatori, dei faccendieri. Finiscono male e questo dimostra che Pinocchio è una favola. Non sono buoni i carabinieri, i dottori saccenti, il giudice gorilla, l’oste, l’omino di burro che canta nel buio. Il grillo è un rompipalle, un po’ noioso, un professorino. Il bruco di Alice è più ironico. La fata si diverte a fingere di morire, appare in una bara, si fa negare. Seduce e scompare. è una sadica. Geppetto, anche se con quello strano vezzo della parrucca, è buono, ma non dimentichiamo che ha creato Pinocchio per diventare ricco. “Alice”. è un po’ difficile distinguere buoni e cattivi nel nonsense. Tutti la mettono in difficoltà, la interrogano. Se Pinocchio deve cambiare moralmente, Alice deve vagare nel labirinto della sua ambiguità sognante e trovare un’uscita razionale. è uno scontro interno a Carroll.Il gatto del Cheshire è un gatto beffardo, un sorriso senza gatto, un’immagine dell’humour inglese. Quanto diverso dal gatto di Collodi! Il bruco è un monaco zen che la inizia alle droghe. Il raduno del tè e la corsa caucus sono raduni di oziosi sballati. La casa della duchessa, il croquet, tutta una sfilata derisoria di aristocrazia fantastica. La regina delle carte, con il suo grido “tagliatele la testa!”, non è la vera cattiva, nessuno le dà retta.I tranelli più insidiosi per Alice sono nascosti.In “Dietro lo specchio”, molto inquietante è Humpty Dumpty, l’uomo uovo. Sua la frase più minacciosa del libro, il riassunto dei fantasmi di Carroll.“Intendo dire”, disse Alice, “che uno non può fare a meno di crescere.”“Uno forse non può”, disse Humpty Dumpty, “ma due possono. Con un aiuto adeguato, avresti potuto fermarti a sette anni.” E potremmo continuare la serie “nera” con le tre sorelle nel pozzo di melassa, la favolina del ghiro. E, come già detto, con il tricheco che sbrana le ostriche.In quanto al jabberwocky non è solo un mostro linguistico. È il mostro non visto, quello dietro la porta. I bambini (e gli adulti) temono ciò che non vedono, ciò che la loro immaginazione renderà pauroso. E Alice immagina: in questa poesia qualcuno uccide qualcuno. Come la misteriosa bimba morta, in “Pinocchio”. La paura di qualcosa che nessuno ti spiega, la paura solitaria. Il non rispondere al mondo ai bambini. Il silenzio indifferente alle loro domande. Ce la fanno i nostri eroi?Per alcuni, no. Manganelli dice che Pinocchio si suicida. Alice deve tornare alla sua noia.Oppure sì, diventano piccoli esempi di libertà per tutti. Ma a caro prezzo. Li salva la loro ostinata natura, la loro difformità. L’onnipotenza plastica da cartoon di Pinocchio gli fa passare prove terribili: ha i piedi bruciati, fa a botte, viene impiccato, fritto, imprigionato, mangiato dal pesce, trasformato in asino ma sotto resta legno duro, burattino, è la sua fisicità popolana: resiste a tutto. E alla fine avrà un padre. Ad Alice viene tolta la misura, la metrica del “perbene”, precipita, viene ingrandita, rimpicciolita, annegata nelle lacrime, minacciata di morte, drogata, non riesce neanche più a ricordare le canzoni. Resiste in quanto sognatrice avventurosa e coraggiosa, riesce a non avere paura, a rientrare dai suoi sogni e riprovare. “Let’s pretend”. Lo stile. Quello di Collodi è un italiano bellissimo, pieno di fiorentinismi. Come è stato scritto, “senza idiotismi né riboboli”. Comencini ci andò vicino, Benigni pensò solo a un prodotto per americani. Il jabberwocky di Collodi è il discorso del padrone del circo. In Carroll tutta l’arte del nonsense è squadernata, si gioca tra la matematica e la follia, la letteratura colta e la filastrocca. Scrivono tutti e due meravigliosamente. Non semplificano per i bambini. Dove si incontrano? Dove volete voi. Nei Beatles, in Carmelo Bene, in “Zazie nel metrò”, in Leonora Carrington e in Angela Carter. Nei disegni di Tenniel, Mazzanti, Molino. Ovviamente in Walt Disney. Disney fece un Pinocchio fasullo perché Disney non sapeva niente dell’Italia: vedi il grillo che canta come Frank Sinatra. Il “Pinocchio” di Disney sarà “Dumbo”. E “Pink elephants”. Ecco, andate a sentire quella delirante, divertente, minacciosa canzone. Forse è lì che si incontrano Alice e Pinocchio. Oltre che in ognuno di noi.

domenica 1 luglio 2007

associazione risveglio napoli